sabato 8 gennaio 2011

“18 ius soli”, ciak sui figli dell’immigrazione

Fred Kuwornu


Dei “nuovi italiani” avevamo parlato qualche tempo fa in un articolo, nel quale lamentavamo la loro assenza nelle produzioni cinematografiche e televisive. Ci fa piacere, quindi, tornare su questo argomento per parlare di un film che “si sta facendo”, dedicato proprio agli italiani di seconda generazione. Si tratta di 18 ius soli, un docu-film diretto da Fred Kuwornu, bolognese di origini ghanesi, già assistente alla regia di un grande del cinema americano come Spike LeeProdotto in collaborazione con l’Associazione Amici di Giana, la Cineteca di Bologna, Anolf 2G e Rete Together, il film racconta la storia di alcuni figli di immigrati, nati e cresciuti in Italia, mettendo il dito nella piaga delle complicazioni burocratiche che quotidianamente questi ragazzi devono affrontare per ottenere il diritto di cittadinanza. 
La disposizione legislativa che riguarda i giovani di “seconda generazione”, infatti, consente loro, se nati in Italia, di chiedere la cittadinanza al compimento del diciottesimo anno, ma non oltre il diciannovesimo compleanno, e a condizione che  dimostrino il possesso continuativo sia del permesso di soggiorno che della residenza anagrafica, dalla nascita al momento dell’acquisizione della cittadinanza. Una norma, questa, che è complessa, e naturalmente funziona male, o perché questi “nuovi italiani” non hanno la continuità di residenza anagrafica e di soggiorno per tutti i diciotto anni, o perché i loro genitori non erano ancora regolarmente soggiornanti al momento della nascita. E il risultato è che spesso un giovane in Italia da diciotto anni, corre il pericolo, scoccato il diciannovesimo anno, di ritrovarsi, nel suo Paese, nella condizione di “immigrato clandestino”.
“Tra le storie che sto raccogliendo – spiega Fred – mi ha colpito quella di un ragazzo che, per un errore burocratico del Comune (non aveva aggiornato la residenza, quando la famiglia aveva cambiato casa ed indirizzo, sempre all’interno dello stesso Comune) sta ancora aspettando di avere la cittadinanza. La legge infatti prevede che la famiglia del ragazzo che chiede la cittadinanza deve essere grado di dimostrare, documenti alla mano, dieci anni di ininterrotta residenza in Italia”.
18 ius soli si annuncia dunque come un film sanamente militante, pensato con l’idea di promuovere un dibattito legislativo e culturale sul tema del diritto di cittadinanza, e proprio per questo destinato a vari festival e forum di settore che si occupano, sia in Italia che all’estero, di “civil rights”, integrazione e interculturalità. Un film che rispecchia anche una storia vissuta in prima persona dallo stesso regista: «Per un giovane di “seconda generazione” – racconta Fred – è più difficile, ad esempio, fare l’attore perché non sono ancora previsti ruoli ad hoc, nei copioni dei film e delle fiction tv italiane. A quelli che hanno i tratti somatici da asiatico o la pelle nera generalmente vengono riservati ruoli da immigrato, con l’accento africano, anche se sono italianissimi. Per questo motivo ho scelto di fare il regista e il produttore all’americana, proprio perché così avrei potuto raccontare le storie che volevo e farlo con uno sguardo diverso».
Non resta quindi che aspettare l’uscita di questa pellicola e auspicare una sollecita modifica della legislazione in materia di cittadinanza. Il casting di 18 ius soli, tra l’altro, continua anche in questi giorni: “Stiamo cercando – spiega Fred – ragazzi di origine sudamericana e un ragazzo di origine centro-africana che abbia come hobby il pugilato”. Chi volesse avere maggiori informazioni può visitare il sito ufficiale del film, la pagina su Facebook o contattare direttamente la produzione: e-mail, kudjo71@hotmail.com, tel.  328/2878039.

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